L'importanza dei Controlli

Dott. Luca Savelli,
Specialista in Ginecologia ed Ostetricia,
Clinica Ostetrica e Ginecologica, Università degli studi di Bologna

Il cancro ovarico costituisce la seconda neoplasia maligna più frequente dell’apparato genitale, ed è responsabile della metà delle morti dovute a tutte le neoplasie dell’apparato riproduttivo nel mondo occidentale.
La sua incidenza aumenta con l’età e va da 20 casi su 100,000 donne fra 30 e 50 anni a 40 casi su 100,000 nella fascia di età fra i 50 ed i 75 anni (0).
Pertanto in Italia la maggior parte delle neoplasie ovariche insorge fra i 50 ed i 70 anni, fascia d’età che, grazie all’aumento della vita media, sarà sempre più rappresentata (1, 2).
La presenza di una o più parenti di primo grado affetta da cancro ovarico o mammario aumenta il rischio individuale di ogni donna sino al 7% (2).

La sopravvivenza delle pazienti affette da neoplasia ovarica dipende fortemente dallo stadio al quale viene posta la diagnosi, variando dal 93% allo stadio I ed il 70% allo stadio II, sino al 37% per lo stadio III ed il 20% per lo stadio IV (Figura).
Purtroppo, l’assenza di programmi di screening e il decorso spesso privo di sintomi di questa neoplasia fa sì che il 75% delle pazienti al momento della diagnosi si trovi allo stadio III o IV, quando la probabilità di guarigione a lungo termine è assai bassa.

La visita ginecologica è in grado di identificare tumefazioni ovariche sospette quando le ovaia divengono palpabili perché aumentate di volume, ma spesso le difficoltà legate all’obesità rendono difficile una diagnosi veramente precoce mediante la sola visita ginecologica (3).

Anche il dosaggio dei markers tumorali sierici non appare sufficientemente sensibile nelle neoplasie ovariche agli stadi iniziali: il CA 125, l’antigene più utilizzato nella diagnosi di cancro ovarico, risulta elevato solo nel 50% delle neoplasie allo stadio I (2).

In tempi recenti è stato dimostrato e documentato nella letteratura scientifica che un serio programma di screening ecografico è in grado di diagnosticare una quota maggiore di cancri ovarici allo stadio iniziale visualizzando almeno un ovaio nell’80% di donne sottoposte ad una ecografia transvaginale all’anno (4).
La messa a punto di trasduttori ecografici dotati di alta risoluzione ha consentito di visualizzare strutture delle dimensioni inferiori al millimetro e quindi di diagnosticare ogni tumefazione ovarica e di definirne il rischio di malignità.
L’impiego dell’ecografia transvaginale accoppiata allo studio Color/Power Doppler permette di discriminare meglio fra tumefazioni benigne e maligne, con una accuratezza diagnostica che si avvicina al 90%.
Infine l’innocuità dell’indagine, la totale assenza di effetti collaterali e l’ottima tollerabilità da parte delle pazienti fanno dell’ecografia transvaginale il migliore candidato per l’impiego in un programma di screening del cancro ovarico.

In diverse nazioni oggi esistono programmi di screening del cancro ovarico su vasta scala basati sull’impiego della ecografia transvaginale; i risultati preliminari sono promettenti e riteniamo che in futuro un aumento del numero di pazienti sottoposte a questa indagine da parte di esperti possa portare una maggior sopravvivenza delle donne affette se la malattia verrà diagnosticata a stadi iniziali quando è curabile e guaribile con interventi conservativi.

 

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    Bibliografia

  • Wingo PC, Tong T., Boulden S. Cancer statistics 1995. Cancer 1995;45:8-30
  • http://www.census.gov/cgi-bin/ipc/idbpyrs.pl?cty=US&out=d&ymax=250.
    Dynamic population maps of the USA and other countries of age distributions.
  • National Institute of Health Consensus Development Panel on Ovarian Cancer. Ovarian Cancer Screening, Treatment and Follow-up. JAMA, 1995, 273:491-97
  • Padilla LA, Radosevich DM, Milad MP. Accuracy of the pelvic examination in detecting adnexal masses. Obstet Gynecol 2000; 96: 593-8
  • Van Nagell JR Jr, DePriest PD, Reedy MB, Gallion HH, Ueland FR, Pavlik EJ, Kryscio RJ. The efficacy of transvaginal sonographic screening in asymptomatic women at risk for ovarian cancer. Gynecol Oncol 2000; 77: 350-6